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LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

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La riforma complessiva del terzo settore, attuata con i Decreti Legislativi di luglio 2017, interessa le piccole associazioni, come le fondazioni, le società di mutuo soccorso così come le grandi realtà del mondo non-profit e pone in discussione aspetti che erano da tempo consolidati.
I Decreti aggiungono un certo grado di complessità al quadro del non-profit, in quanto alla tradizionale differenza tra enti non commerciali e enti commerciali si associa ora anche quella tra enti del terzo settore ed altri enti; inoltre, vengono introdotti nuovi regimi fiscali e nuovi ambiti di non imponibilità, vengono posti vincoli e obblighi fino ad ora non esistenti e viene istituito un nuovo registro pubblico del terzo settore.
Sebbene l’attuazione completa necessiti dell’emanazione di Decreti Ministeriali, resta il fatto che l’esperto del settore deve fin d’ora porsi nella condizione di valutare le migliori strategie per gli enti interessati.
Da questo punto di vista il fatto che una parte importante delle norme sia già in vigore pone una certa pressione di programmazione e indirizzo anche sugli organi dirigenti degli enti al fine di cogliere il meglio della riforma.
Il testo affronta in modo analitico, con opportuni schemi riassuntivi, i tre decreti della riforma (Codice del terzo settore, Impresa sociale, Cinque per mille) ponendo in luce tutti gli aspetti tecnici e confrontando la nuova normativa con quella che si applica agli enti che decideranno di non entrare nel mondo degli ETS in modo da consentire anche valutazioni comparate per le opportune scelte